Blog: http://archivum.ilcannocchiale.it

La lettera significativa di una tradizionalista italiana

Cari amici,
ecco una lettera che e' giunta alla redazione del blog e che voglio condividere con voi: essa e' indice di un grande e diffuso malessere a livello parrocchiale, ma mi lascia anche sperare che l'immediato futuro possa portare grandi frutti e trovi ampio apprezzamento da quella "base" della Chiesa che a torto viene considerata - dai progressisti in primo luogo - come alibi per ardite innovazioni. Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che il "sensus Ecclesiae" radicato nei fedeli non e' scomparso e che vi sono tante anime assetate di quel Bello che e' espressione del Vero e del Bene di cui e' depositaria e custode Santa Madre Chiesa.


Sono alquanto sconsolata. Nelle parrocchie si incontrano ancora buoni sacerdoti, per lo più ultrottuagenari, messi in pensione e sottoposti a parroci molto più giovani. Gli ottuagenari, se presi in disparte e una volta manifestato il proprio disagio verso una vita liturgica povera e banale, sospirano e danno ragione. I parroci, sia giovani che di mezza età, come sentono parlare di Messa Tridentina vengono presi dalle convulsioni. Si continua a sopportare, si cerca di pregare che la situazione cambi in fretta nella speranza di poter dar qualcosa di solido a questi bambini e ragazzi che, quando anche vadano in chiesa (e non sono molti quelli che ci vanno), ne escono con un senso di vuoto spirituale. Nelle parrocchie spesso si pensa troppo spesso a far politica e avrete capito anche a favore di chi, ma i discorsi importanti, quelli riguardo alla salvezza dell'anima sono costretti a lasciare il passo a melensi inviti all'amore. Dio è amore, certo, ma a dirlo in certi modi si rischia di lasciar intendere che basta volersi bene, mettersi un po' più d'accordo, accogliere senza remore gli extracomunitari e bell'e finito. Le omelie, quando vorrebbero essere commenti al Vagnelo, non citano mai, neppure per sbaglio, il pensiero dei Padri della Chiesa, ma si dilungano in favolette (l'ultima che ho sentito era di Rodari, alla Veglia Pasquale), analisi del comportamento umano (noi tutti siamo Giuda, siamo Pilato, siamo ladroni ecc.). Oltre al fatto che la gente non ascolta più dopo l'ennesimo atto di accusa per il proprio presunto perbenismo (magari si fosse un po' perbene) e non credo sia pastoralmente una carta vincente quella di accusare sempre, il predicozzo lascia il tempo che trova.
Il latino è sparito dalle parrocchie e le pochissime volte che lo si utilizza, come l'Exsultet di Pasqua, ci si scusa col pubblico (trattasi spesso meramente di pubblico) dell'aver usato questa lingua. Mai nessuno loda questa lingua, invita a conoscerla, a gustarla. Si cerca di tradurre tutto, in modo che il cibo ai fedeli arrivi già masticato. Così non ne sentiranno neppure il gusto! Andare controcorrente è impresa pressochè impossibile, perchè si è automaticamente fuori da tutto. Le Messe col rito tridentino sono, quando va bene, una per regione e se si partecipa, con grandi sacrifici, a quelle, ci si trova completamente fuori da tutto, soprattutto se si hanno bambini. Io il mio l'ho portato diverse volte alla Messa di San Pio V, ma ora ha dovuto iniziare il catechiso e frequentare la parrocchia. Come posso portarlo a Messa a quaranta chilometri di distanza? D'altra parte vorrei che conoscesse la Tradizione (che neppure io conosco molto, essendo nata nel post-concilio). Come fare?
Una madre cattolica.

Pubblicato il 18/4/2006 alle 9.7 nella rubrica Tradizione.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web