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Il "Corpus Domini" romano

Che delusione! Il secondo Corpus Domini di Benedetto XVI ha segnato un altra rivincita dei riformati, proponendoci uno stridente mélange tra le melense polifonie di Frisina e un canto gregoriano cantato a secco, come all'Ufficio delle Tenebre. L'altare è spoglio, con due candelieri posati a terra su un lato. Il rito, ça va sans dire, in italiano, squallido quanto può esserlo la liturgia in volgare. Sorvoliamo sul contenuto dell'omelia, non foss'altro che per deferenza verso la Santità di Nostro Signore, salvo osservare con sconcerto il riferimento alla preghiera talmudica del cosiddetto offertorio del Novus Ordo: un riferimento che lascia comprendere il perchè di tanti ritardi nella promulgazione del famoso documento sul rito tridentino, e che frustra non poco le speranze di quanti credevano ormai tramontato l'infaustissimo astro mariniano, che pare risorgere vieppiù splendente e che reca con sé una nefasta corte in cui brillano i sarti ecclesiastici della marca trevigiana, con i loro paramenti di tappezzeria da grand hotel. La processione dal Laterano alla Basilica Liberiana, accompagnata da canti démodé degli anni Settanta - Resta con noi Signore la sera ed altre perle prese a prestito dagli innari luterani - miagolati da voci stridule, senza un coro degno di tal nome, senza virilità, senza spina dorsale. Voci da converse ottuagenarie che appoggiano le note come le vecchiette delle pievi di campagna, sostenute da un organetto elettrico che segue la melodia con incertezza. Il carro del Santissimo ricorda un baracchino di bibite del litorale romano, con i fari accesi e le lampadine. Per non parlare dei commenti che colano melassa conciliare, recitati con voce artefatta, in cui il colluttorio ideologico del Vaticano II e del più vieto spirito modernista sbrodola retorica sui pochi fedeli distratti e sui molti ecclesiastici scomposti ed annoiati. Sono riusciti a rendere fastidioso anche il canto del Tantum ergo, seguito da un Oremus incomprensibile, inventato a tavolino: tutto pur di non recitare il Deus, qui nobis sub Sacramento del rito antico. Dopo oltre un anno dall'ascesa al Soglio di Pietro, urgono decisioni ferme, occorrono segni inequivocabili di un cambio di rotta. Altrimenti si lascino Marini e i suoi sodali al loro posto e ci si lasci almeno la libertà di dissentire, di criticare, di rivolgerci altrove, di andarcene.

Pubblicato il 15/6/2006 alle 21.51 nella rubrica Novus Ordo.

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