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Lettera a don Gianluigi

Reverendo don Gianluigi,

se un fedele ha diritto a richiedere il rito romano, in virtù della sua appartenenza alla Chiesa, per quale ragione un sacerdote non potrebbe farne richiesta? Non è forse egli membro della Chiesa a pari se non maggior titolo di un semplice laico?

Insisto: contatti l'Istituto di Cristo Re, al quale si rivolgono molti sacerdoti diocesani, ricevendone supporto morale e giuridico. Il loro recapito telefonico è 055.8309622.

E mi permetta di ribadire un concetto non irrilevante - a mio giudizio - in questo frangente: l'ossequio ai Sacri Pastori e l'obbedienza a Santa Romana Chiesa trovano la propria radice nel vincolo della Verità, senza la quale non vi può essere alcuna Carità: l'adozione supina di un rito riformato sulla falsariga di quello luterano in nome di una malcompresa obbedienza si è rivelato in questi decenni pregiudizievole per la salute delle anime - quante defezioni, quante apostasie, quanti mali alla società! - e come ben sa la salus animarum viene prima di qualsiasi legge ecclesiastica. Questo non vuol dire che Ella debba ribellarsi per orgoglio, ma piuttosto che il Suo ministero sacerdotale non può accettare compromessi in nome di un quietovivere e di meri rispetti umani. Perdoni queste parole forti, ma in un mondo che rinnega Dio e lo combatte con tutte le armi, è scandaloso che i ministri di Dio rinuncino alla battaglia privando la Chiesa della più temibile arma di cui dispone: la Santa Messa (quella vera, non le invenzioni del massone Bugnini e dei suoi eredi).

E a quanti dei Suoi superiori e confratelli obbiettano che il rito è una questione di scarsa importanza e di semplice formalismo, mi permetta di suggerirLe di rispondere: "Se il rito è così poco importante, perché non mi lasciate celebrare in pace la Messa tridentina?"

Il problema è che il rito romano racchiude delle verità oggi messe in discussione, che contraddicono apertamente quanto vanno affermando i modernisti dalle cattedre più alte: pensi all'inno della festa di Cristo Re e a come esso è stato censurato nella liturgia riformata, per la quale Nostro Signore pare non aver più diritto di regnare sui singoli, sulla società civile e sulle nazioni, in nome di un "dialogo" e di un laicismo che fanno strame del sacrificio di Cristo (e dei Suoi santi Martiri) e mette tutte le false religioni sullo stesso piano dell'unica vera, e che pone lo stato al di sopra di Dio, consentendo ai governanti di non riconoscere e onorare pubblicamente Dio. Qui non si parla di manipoli, cotte col pizzo o canti in latino: qui si parla di dogmi, che la Messa tridentina afferma e custodisce, mentre la liturgia riformata li tace per negarli. Davanti a queste adominazioni un sacerdote cattolico non può credere di essere autorizzato a tacere per obbedienza, perché verrebbe meno ai suoi doveri di stato e rinnegherebbe il proprio sacerdozio. E se il Signore Le ha dato la grazia di comprendere il valore della Messa romana, di sicuro Le darà anche la forza e la Grazia per poterla celebrare, con o senza il permesso di chi porta una mitria in capo solo per confermare il proprio gregge nella Fede, e non per far comunella con gli adoratori degli idoli e con chi ha messo a morte il nostro Salvatore.

Con osservanza,
Baronius

Pubblicato il 30/5/2006 alle 18.57 nella rubrica Rito romano.

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