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  archivum La Liturgia Romana e il Rito Tridentino
 
Rito romano
 


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La citazione
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Sto leggendo 1
Les usages et le costume ecclésiastique
di Mons. Xavier Barbier de Montault

Ho appena visto
...

Vorrei vedere
il Papa che pontifica secondo il Rito romano

Domande scomode
...
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Concetti cattolici espressi da un protestante
"Le liturgie non sono inventate: esse crescono nella devozione di secoli". Owen Chadwick, storico protestante, in: The Reformation, Londra, 1972, pag. 119

Concetti protestanti espressi da un cattolico
"[abbiamo proceduto ad] un lavoro di ripulitura della liturgia dalle incrostazioni che si sono sovrapposte nei secoli". Mons. Piero Marini, Cerimoniere papale, in: La Civiltà Cattolica, 2003 III, pagg. 155-166, quaderno 3674 del 19 luglio 2003

Concetti cattolici espressi da un cattolico
"Quando la liturgia è qualcosa che ciascuno si fa da sé, allora non ci dona più quella che è la sua vera qualità: l'incontro con il mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita". Joseph Ratzinger, La mia vita: ricordi 1927-1977, Milano, 1997, pagg. 112

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Link dell'Archivum Liturgicum
(sito ufficiale)




20 novembre 2006

Gli eredi di Bugnini continuano a nuocere alla Chiesa

Si apprende da fonte vaticana che nelle scorse settimane si sono svolte delle cene che hanno visto come convitati i Presuli francesi contrari alla liberalizzazione della Messa romana.
Queste sinassi vespertine, imbandite dal Maestro con sapiente tempismo, sono state l'occasione per coordinare l'attivita' dei modernisti contro la persona del Papa, scegliendo argomentazioni, studiando tattiche, decidendo il momento in cui intervenire sui media e soprattutto concordando l'attimo in cui il Pontefice sarebbe stato piu' vulnerabile agli attacchi esterni.
Ora il Maestro si e' allargato all'episcopato tedesco, ripetendo la medesima strategia in modo da far sembrare che la voce corale della Chiesa sia contraria alla liberalizzazione della Messa cattolica.
Attendiamo qualche intervista pubblicata dai giornali alleati - massoni o modernisti poco cambia - in cui affiancare le geremiadi dei poveri Vescovi a qualche nuovo attacco a Benedetto XVI: satira sacrilega, imitazioni velenose, giudizi temerari dell'ex portavoce wojtiliano in pensione.
L'attivita' frenetica del Maestro, gia' manutengolo di Bugnini nella Commissione che ha devastato la Liturgia romana sotto Paolo VI, continua senza posa, nella certezza che per il momento egli rimarra' al suo posto, in difetto di un successore; il candidato alla successione, mons. Camaldo, e' stato casualmente indagato proprio nel momento in cui piu' prossima sembrava la sua nomina, sulla base di intercettazioni in cui i magistrati fraintendono riferimenti pseudomassonici ad una loggia vaticana con l'espressione terza loggia, che designa invece la Segreteria di Stato, che ha sede appunto nella terza loggia del Palazzo Apostolico. Al di la' del merito dell'inchiesta, non stupiscono certe sincronie, in cui si scorge un abile suggeritore: abile anche nel diffondere su Dagospia pettegolezzi ed impietose allusioni alla moralita' di mons. Camaldo, salvo sorvolare su quella di altri protagonisti della vicenda. Tutti reprobi, i buoni Prelati tradizionalisti: e tutti curiosamente immacolati gli zelatori della causa progressista.
Davanti a questo dispiegamento di forze contro la Chiesa ed il Pontefice - che pare avere l'unico torto di esser troppo suggestionabile dal collegialismo ond'egli e' imbevuto sin dalla seconda Sinodo Vaticana - occorre svelare i maneggi del Maestro e dei suoi adepti, prima che qualche mano - dopo aver soppresso la figura dell'assaggiatore del vino per la Messa dal cerimoniale papale - non ne approfitti per infondere nel calice, con gusto rinascimentale, strane pozioni.




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26 ottobre 2006

Quando l'ignoranza arrogante sale in cattedra: un caso emblematico

Si legga l'articolo di un ostudente di liturgia pubblicato sul Gazzettino di qualche giorno fa alla pagina http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3110799&Luogo=Main&Pagina=11 .
Appena ho due minuti mi permetterò di apporre qualche glossa... Intanto giudicate voi il livello - l'abisso - di ignoranza che dilaga negli atenei cattolici.




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30 settembre 2006

Manuale pratico di Liturgia romana

Ecco una prima indicazione dell'indice del Manuale pratico di Liturgia Romana.
Eventuali suggerimenti su argomenti ulteriori possono essere indicati in questo blog.
Grazie.

Proemio

 

Il rito romano

Le liturgia romana e la liturgia riformata

 

Parte I

Introduzione

 

Liturgia e diritto liturgico

Le fonti del diritto liturgico

Norme

Legislatori

Documenti

L’anno liturgico

Calcolo delle date e del tempo

 

Parte II

Rubriche del Messale

 

Nozioni generali

Messe conformi all’Ufficio

Messa conventuale

Messa parrocchiale

Messe festive in senso lato

Messe votive

Messe dei defunti

Elementi della Messa

Accessori della Messa

 

Parte III

Apparato liturgico

 

Luoghi di culto

Altare

Suppellettile

Elementi materiali

Pulizia della chiesa

Musica sacra

 

Parte IV

Cerimonie in generale

 

Nozioni generali

Genuflessioni

Inchini

Baci

Incensazione

Segno della croce

Altre azioni

Precedenza

Clero e Ceriferi

 

Parte V

Cerimonie della Messa

 

Messa letta

Messa cantata

Messa solenne

 

Parte VI

Sacramenti e Sacramentali

 

Battesimo

Matrimonio

Confessione

Eucarestia

Estrema Unzione

Esequie

Matrimonio

Benedizioni

Oggetti del culto

Processioni

 

Parte VII

Funzioni straordinarie

 

Natale, Capodanno, Epifania

Funzione delle candele

Ceneri

Domenica delle Palme

Giovedì santo

Venerdì santo

Sabato santo

Pasqua

Litanie maggiori e minori

Altre prescrizioni




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25 settembre 2006

Rito e modo di celebrare la Santa Messa romana


Il presidente dell'Archivum Liturgicum Sacrosanctae Romanae Ecclesiae, Pietro Siffi, pubblicherà a breve un manuale pratico sul modo di celebrare la Santa Messa tridentina, così da facilitare i sacerdoti che desiderano avvicinarsi al Rito Romano e far loro conoscere i principi generali che presiedono alla Liturgia del 1962, le Rubriche specifiche della Messa ed altre indicazioni utili alla celebrazione della Messa letta, cantata e solenne. Una sezione sarà dedicata anche alla celebrazione dei Vespri e di altre funzioni ordinarie.

Questo manuale terrà presente l'attuale contesto liturgico e la formazione moderna degli ecclesiastici, consentendo loro di cogliere le differenze tra il modo di celebrare il rito postconciliare e quello tridentino. Sarà uno strumento utile non solo ai sacerdoti ed ai seminaristi, ma anche ai laici ed alle associazioni legate alla liturgia romana.

Si prevede la pubblicazione dell'opera tra la fine dell'anno e l'inizio del 2007.




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25 settembre 2006

Imminente la liberalizzazione del Rito Romano

Come era stato anticipato già mesi fa dall'Archivum Liturgicum, tra poche settimane il Santo Padre promulgherà il documento di liberalizzazione della Liturgia Romana. Sono numerose le voci informate che confermano per Novembre la data di pubblicazione del decreto. A quanto è dato sapere, il contenuto del documento riguarderebbe la totale liberalizzazione del Rito tridentino - secondo le Rubriche del 1962 - affiancandolo al rito riformato; la nuova liturgia verrebbe definita "rito ordinario" mentre quella tradizionale "rito straordinario", senza alcuna limitazione alla celebrazione da parte di qualsiasi sacerdote cattolico. Pare che nel decreto, già firmato dal Santo Padre all'inizio di Settembre, vi sia l'auspicio che le chiese principali celebrino almeno una Messa tridentina domenicale.
Se quanto si dice nella Curia Romana troverà riscontro - ed i Presuli consultati lo lasciano ampiamente presumere - questa liberalizzazione rappresenterà uno degli atti più importanti del Pontificato di Benedetto XVI, cui non potranno non accompagnarsi altre analoghe decisioni in materia di Liturgia e - a Dio piacendo - di celebrazioni papali: intelligenti pauca.
Invitiamo tutti i lettori del blog a dedicare la recita del Rosario e a far celebrare delle Sante Messe secondo quest'intenzione.
Dio salvi il Papa.




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30 maggio 2006

Lettera a don Gianluigi

Reverendo don Gianluigi,

se un fedele ha diritto a richiedere il rito romano, in virtù della sua appartenenza alla Chiesa, per quale ragione un sacerdote non potrebbe farne richiesta? Non è forse egli membro della Chiesa a pari se non maggior titolo di un semplice laico?

Insisto: contatti l'Istituto di Cristo Re, al quale si rivolgono molti sacerdoti diocesani, ricevendone supporto morale e giuridico. Il loro recapito telefonico è 055.8309622.

E mi permetta di ribadire un concetto non irrilevante - a mio giudizio - in questo frangente: l'ossequio ai Sacri Pastori e l'obbedienza a Santa Romana Chiesa trovano la propria radice nel vincolo della Verità, senza la quale non vi può essere alcuna Carità: l'adozione supina di un rito riformato sulla falsariga di quello luterano in nome di una malcompresa obbedienza si è rivelato in questi decenni pregiudizievole per la salute delle anime - quante defezioni, quante apostasie, quanti mali alla società! - e come ben sa la salus animarum viene prima di qualsiasi legge ecclesiastica. Questo non vuol dire che Ella debba ribellarsi per orgoglio, ma piuttosto che il Suo ministero sacerdotale non può accettare compromessi in nome di un quietovivere e di meri rispetti umani. Perdoni queste parole forti, ma in un mondo che rinnega Dio e lo combatte con tutte le armi, è scandaloso che i ministri di Dio rinuncino alla battaglia privando la Chiesa della più temibile arma di cui dispone: la Santa Messa (quella vera, non le invenzioni del massone Bugnini e dei suoi eredi).

E a quanti dei Suoi superiori e confratelli obbiettano che il rito è una questione di scarsa importanza e di semplice formalismo, mi permetta di suggerirLe di rispondere: "Se il rito è così poco importante, perché non mi lasciate celebrare in pace la Messa tridentina?"

Il problema è che il rito romano racchiude delle verità oggi messe in discussione, che contraddicono apertamente quanto vanno affermando i modernisti dalle cattedre più alte: pensi all'inno della festa di Cristo Re e a come esso è stato censurato nella liturgia riformata, per la quale Nostro Signore pare non aver più diritto di regnare sui singoli, sulla società civile e sulle nazioni, in nome di un "dialogo" e di un laicismo che fanno strame del sacrificio di Cristo (e dei Suoi santi Martiri) e mette tutte le false religioni sullo stesso piano dell'unica vera, e che pone lo stato al di sopra di Dio, consentendo ai governanti di non riconoscere e onorare pubblicamente Dio. Qui non si parla di manipoli, cotte col pizzo o canti in latino: qui si parla di dogmi, che la Messa tridentina afferma e custodisce, mentre la liturgia riformata li tace per negarli. Davanti a queste adominazioni un sacerdote cattolico non può credere di essere autorizzato a tacere per obbedienza, perché verrebbe meno ai suoi doveri di stato e rinnegherebbe il proprio sacerdozio. E se il Signore Le ha dato la grazia di comprendere il valore della Messa romana, di sicuro Le darà anche la forza e la Grazia per poterla celebrare, con o senza il permesso di chi porta una mitria in capo solo per confermare il proprio gregge nella Fede, e non per far comunella con gli adoratori degli idoli e con chi ha messo a morte il nostro Salvatore.

Con osservanza,
Baronius




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16 febbraio 2006

Aggiornamenti sull'incontro interdicasteriale del 13 Febbraio.

Cari amici,

ecco qualche notizia proveniente da Roma, a proposito dell'incontro interdicasteriale del 13 Febbraio u.s. Gli argomenti da discutere erano due: la riconciliazione della FSSPX e la "liberalizzazione" del rito tridentino.

L'incontro, avvenuto alla presenza del Papa, e' stato solamente interlocutorio, ed ogni decisione dovrebbe essere assunta con il prossimo incontro, fissato per il 20 Marzo. In ogni caso, almeno per il momento, se le aperture verso la Fraternita' San Pio X sono buone e lasciano sperar bene, non altrettanto puo' dirsi per la questione del rito tridentino, la cui liberalizzazione e' fortemente osteggiata dai progressisti e trova anche alcuni intoppi di carattere giuridico: la Chiesa romana non puo' avere due riti romani, per cui l'ipotesi di affiancare la liturgia antica a quella ambrosiana o siro-malabarica dovra' essere necessariamente accantonata. Si sarebbe invece orientati verso una piu' larga e generosa applicazione dell'Indulto papale gia' esistente. Ma allo stato attuale tutto e' ancora da decidere.

Queste sono le notizie di cui dispongo... se avete altre novita' non esitate a condividerle sul blog!
Baronio




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27 dicembre 2005

Le liturgie papali alla luce del recente Decreto della S. Congregazione del Culto Divino

Il recente Decreto della S. Congregazione per il Culto Divino[1], con il quale si danno precise disposizioni al Cammino Neocatecumenale, imponendo un ritorno all’osservanza delle rubriche dei libri liturgici, segna un ulteriore passo verso la normalizzazione della Liturgia romana, che negli ultimi decenni ha conosciuto un vero e proprio stravolgimento, a causa delle innovazioni più o meno arbitrarie che il nuovo rito ha subito. Le “decisioni del Santo Padre” contenute in questo Decreto trovano ampio riscontro nei suoi scritti, e la dignità stessa con cui Benedetto XVI celebra la santa Messa è un chiaro segnale di cambiamento.

 

A questo punto sorge spontaneo chiedersi per quale motivo, se da un lato è giustamente richiesta l’uniformità con le rubriche vigenti a prescindere dalla comunità per la quale sono celebrati i riti, dall’altro le cerimonie papali non possano dirsi allineate alla norma universale, ed anzi abbiano a distinguersi per ardite innovazioni, non scevre da scelte demagogiche. La risposta ci viene proprio da chi, per la funzione che ricopre, è preposto all’organizzazione dei riti cui interviene il Papa: il Cerimoniere papale mons. Piero Marini.

 

In un suo recente intervento, il Maestro delle Celebrazioni pontificie afferma che «Nella vecchia liturgia, in vigore prima del Concilio Vaticano II, il ruolo del cerimoniere consisteva nell’applicare una serie di norme rigide, che non potevano essere cambiate. Oggi non si può organizzare una celebrazione senza prima aver pensato: chi celebra, cosa si celebra, dove si celebra... La celebrazione è il punto verso il quale convergono elementi diversi reciprocamente coordinati sotto la guida di quello spirito di adattamento che è l’anima della riforma postconciliare. Si tratta dunque di prevedere e progettare la celebrazione in vista del risultato che si vuole ottenere. Non si può pensare, per esempio, a un’azione liturgica senza tenere conto degli spazi entro i quali si svolgerà, dei canti che verranno eseguiti... Tutto ciò che si pensa e che si predispone in vista di una celebrazione può essere considerato come una vera e propria regia. Ci si trova ad agire, in qualche modo su un palcoscenico. La liturgia è anche spettacolo»[2].

 

Al di là della scarsa considerazione che mons. Marini mostra nei confronti del venerando rito tridentino – liquidato con disprezzo come vecchia liturgia – si comprende bene che il richiamo all’uniformità del rito voluta dal Pontefice è in netta opposizione alla volontà del suo Cerimoniere, per il quale le celebrazioni vanno sempre adattate, modificate, progettate. Dall’universalità del Canone romano all’ad libitum permanente, dunque, in nome di quello spirito di adattamento che è l’anima della riforma postconciliare.

 

Se durante il Pontificato di Giovanni Paolo II abbiamo assistito a vere e proprie liturgie tribali, anche sotto le auguste volte della Basilica Vaticana, dobbiamo ringraziare questo spirito di adattamento cui si ispira il detentore del più prestigioso avamposto progressista in materia liturgica. Non dimentichiamo che la funzione del Maestro delle Cerimonie pontificie non si esaurisce nell’impartire disposizioni ad hoc confinate alla mera esecuzione in ambito cultuale, ma costituisce un’occasione di indottrinamento liturgico impartito al mondo intero tramite il ricorso al mezzo televisivo e ai media in genere. Marini ne è ben conscio: le funzioni papali «sono punto di riferimento per l’intera Chiesa»[3], e come tali vanno utilizzate per impartire un esempio, un paradigma che dev’essere seguito anche nelle più remote pievi.

 

Sotto il Pontificato di Benedetto XVI questa antinomia tra il modo di concepire la liturgia da parte del Papa e del suo Cerimoniere va facendosi sempre più evidente, e sempre più rare sono le occasioni in cui mons. Marini riesce a dar libero sfogo alla propria vena creativa. La qual cosa non passa inosservata anche al più sprovveduto dei fedeli: pare che la fisionomia del prelato subisca delle mutazioni a seconda della circostanza, al punto che egli assume espressioni luttuose all’apparire della mozzetta in ermellino, della croce pettorale gemmata o del rocchetto di foggia tradizionale, per poi cambiare in disteso sorriso allorché fa sfilare un manipolo di fanciulli con serti di fiori davanti al trono papale, appena intonato il Gloria della Messa di Mezzanotte. Scelte demagogiche, dicevamo, e fors’anche un po’ puerili, dal momento che i fasti del Pontificale di Natale all’altare del Bernini poco si conciliano con performance che paiono suggerite dalla mente di una maestra d’asilo.

 

Certo, il ricorso a coreografie da recita scolastica è ben preferibile alle danze pagane di selvaggi seminudi, per i quali la conversione alla vera Fede dovrebbe essere un’occasione di riscatto dall’idolatria, e non il perpetuarsi delle sue forme esteriori sotto un altro credo; e forse sarebbe il caso di spiegare all’eccellentissimo che l’inculturazione dovrebbe intendersi come l’influsso sapiente e benefico della Chiesa nella cultura dei popoli, più che nell’«aprire la liturgia ai nuovi popoli dell´America Latina, dell’Africa e dell’Asia»[4], specialmente allorché «musica, linguaggio e movimento fisico» sono l’espressione di riti e superstizioni, così come i riti e la liturgia della Chiesa sono espressione fedele ed esterna della sua dottrina. Al di là di considerazioni di natura teologica o liturgica, sembrerebbe superfluo far presente che codesta inculturazione, ancorché intesa nel senso rinunciatario enunciato dal mons. Marini, dovrebbe lasciare almeno alle funzioni papali quella forma e quello splendore che – anche solo per una ragione culturale, storica ed estetica – si addicono e si confanno alla Chiesa Romana, omnium Ecclesiarum Mater et Magistra: romana, appunto, e non africana o asiatica. Madre dei popoli fedeli, e non loro figlia illegittima. Maestra, e non discepola di improvvisati maestri.

 

Sappiamo che la mens che presiede alle regie papali, siano esse farcite di danze scomposte o di sfilate di bimbi florigeri, è sempre la stessa: né essa lascia supporre future resipiscenze, visti i maestri cui essa si ispira, da mons. Bugnini al card. Noé. Per questo motivo si può a giusto titolo supporre che la permanenza di questo Cerimoniere non si protrarrà ancora a lungo, non foss’altro che per coerenza con la recente nomina di mons. Ranjith a Segretario della Congregazione del Culto Divino.



[1] S. Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Decreto del 1 Dicembre 2005, prot. 2520/03/L

[2] Cfr. l’articolo di Virgilio Fantuzzi SJ, in: La Civiltà Cattolica 1999 III, pagg. 168-180, "Celebrazioni liturgiche pontificie, radio e tv"

[3] Cfr. l’intervista di mons. Marini a John L. Allen del National Catholic Reporter, 20 giugno 2003

[4] Cfr. l’articolo di Virgilio Fantuzzi SJ, cit.




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