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  archivum La Liturgia Romana e il Rito Tridentino
 
Diario
 


Nota previa
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La citazione
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Sto leggendo 1
Les usages et le costume ecclésiastique
di Mons. Xavier Barbier de Montault

Ho appena visto
...

Vorrei vedere
il Papa che pontifica secondo il Rito romano

Domande scomode
...
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Concetti cattolici espressi da un protestante
"Le liturgie non sono inventate: esse crescono nella devozione di secoli". Owen Chadwick, storico protestante, in: The Reformation, Londra, 1972, pag. 119

Concetti protestanti espressi da un cattolico
"[abbiamo proceduto ad] un lavoro di ripulitura della liturgia dalle incrostazioni che si sono sovrapposte nei secoli". Mons. Piero Marini, Cerimoniere papale, in: La Civiltà Cattolica, 2003 III, pagg. 155-166, quaderno 3674 del 19 luglio 2003

Concetti cattolici espressi da un cattolico
"Quando la liturgia è qualcosa che ciascuno si fa da sé, allora non ci dona più quella che è la sua vera qualità: l'incontro con il mistero, che non è un nostro prodotto, ma la nostra origine e la sorgente della nostra vita". Joseph Ratzinger, La mia vita: ricordi 1927-1977, Milano, 1997, pagg. 112

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Link dell'Archivum Liturgicum
(sito ufficiale)




2 aprile 2007







Per informazioni: www.ecclesiacatholica.com/trimeloni




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14 marzo 2007

Compendio di liturgia pratica

Ho il piacere di informarvi che a breve verrà pubblicato il Compendio di liturgia pratica di padre Trimeloni, in una nuova edizione aggiornata d ampliata. Dovrebbe uscire in libreria ad Aprile.  

Ulteriori informazioni possono essere reperite sul nuovo blog http://ecclesiacatholica.blogspot.com/

Baronio




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31 gennaio 2007

ATTENZIONE: NUOVO BLOG

Siccome continuo ad avere problemi con la gestione di questo blog, ne ho creato un altro, che da oggi in poi sostituirà il presente.

Il nuovo blog è alla pagina
http://ecclesiacatholica.blogspot.com

Vi invito a volerlo memorizzare tra i preferiti.
Grazie

Baronius




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31 gennaio 2007

ET ITERUM VENTURUS EST

Continua l'estenuante saga dell'avvicendamento del Maestro delle Sagre Ceremonie. Il suo inclito nome passa dalle prestigiose pubblicazioni di sussidio delle liturgie papali alle pagine dei gossip mondani, meritando l'onore del pettegolezzo di Dagospia: http://213.215.144.81/public_html/articolo_index_29255.html

La portinaia virtuale (Dagospia) riferisce oggi che è ormai cosa fatta la sostituzione di Marini con mons. Camaldo, il primo definito il Don Lurio del Vaticano, il secondo consigliere e amico di Vittorio Emanuele Savoia

Per il Maestro, del quale dovrebbe scadere a breve il mandato ad quinquennium a suo tempo rinnovato da Giovanni Paolo II, sarebbe già pronta la cattedra episcopale della sede di Mantova, dalla quale potrà pascere e guidare la diocesi che già l'attende festevole.

Ciò che lascia perplessi nelle voci diffuse ad arte da Dagospia non è tanto la velenosa serie di epiteti più o meno allusivi onde son fatti oggetto i due prelati, quanto la curiosa puntualità di queste mirabolanti anticipazioni, quasi a voler intralciare l'ascesa di mons. Camaldo al prestigioso incarico. Chi è assiduo agli eventi romani sa bene che le presunte rivelazioni di Dagospia si riferiscono a fatti di alcuni anni fa, e che le intercettazioni disposte dalla Magistratura non hanno portato alcun frutto: fraintendere la terza loggia - che in linguaggio curiale designa la Segreteria di Stato -  con una fantomatica loggia massonica vaticana dovrebbe dar sufficiente prova dell'approssimazione di certe accuse.

Nondimeno, proprio a due settimane dalla nomina ufficiale del nuovo Maestro delle Cerimonie Pontificie, ecco le frecce avvelenate lanciate da qualche mano esperta, non tanto a scherno dell'ormai immarcescibile Maestro, quanto in danno del suo successore.

Evidentemente per le piccate ed austere vedove di Wojtyla il sorriso e la simpatia tutte romane di mons. Camaldo non si confanno allo squallore calvinista delle cerimonie mariniane: esse temono che il futuro Maestro possa riportare sotto le auguste volte della Basilica Vaticana qualche raggio della maestà della liturgia romana, cui Benedetto XVI è certo più incline di quanto non sia alle baracconate da varietà del predecessore. 

Dopo il braccio secolare, qualcuno ha pensato di ricorrere al braccio mediatico...




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27 gennaio 2007

URGENTE

Mi scuso con i lettori per i commenti lasciati da alcune persone. Ho chiesto l'intervento del Cannocchiale per aiutarmi a cancellarli quanto prima. D'ora in poi ogni commento verrà preventivamente approvato prima di essere pubblicato.




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26 gennaio 2007

Il Papa si chiama Giuseppe

Il Papa si chiama Giuseppe

Lettera a Don Camillo

 

CARO Don Camillo,

so che Lei è nei guai col Suo nuovo Vescovo. Ero a conoscenza che Lei aveva dovuto distruggere l'altare della chiesa parrocchiale e sostituirlo con la famosa « Tavola calda » modello Lercaro, relegando il Suo amato Cristo crocifisso in un angolo, vicino alla porta, in modo che l'Assemblea gli voltasse le spalle.

Ed ero pure a conoscenza che Lei, la domenica, celebrata la « Messa del Popolo », andava a celebrarne una clandestina, in latino, per i cattolici nella vecchia intatta cappella privata del Suo amico Perletti.

Ora, i capoccia della DC Le hanno fatto la spia e Lei è stato schedato in Curia tra i preti « sovversivi» dopo aver ricevuto dal Vescovo una dura ammonizione.

Reverendo, questo significa non aver capito niente. È giusto, infatti, che Cristo non sia più sull'altare. Il Cristo Crocifisso è l'immagine dell'estremismo. Cristo era un fazioso, un fascista e il suo « O con Dio o contro di Dio » non è che una scopiazzatura del famigerato « O con noi o contro di noi » di mussoliniana memoria.

E non si comportava da fascista quando cacciava a manganellate i mercanti dal tempio?

Faziosità, intransigenza, estremismo che l'hanno portato sulla croce, mentre Cristo, se avesse scelto la democratica via del compromesso, avrebbe potuto benissimo mettersi d'accordo coi suoi avversari.

Don Camillo: Lei non si rende conto che siamo nel 1966. Le astronavi scorrazzano nel cosmo alla scoperta dell'Universo e la religione cristiana non è più adeguata alla situazione. Cristo ha voluto nascere in Terra e se, quando l'ignoranza e la superstizione facevano della Terra il centro o, addirittura, l'essenza dell'universo, la tradizionale funzione di Cristo poteva andare, oggi con le esplorazioni spaziali e la scoperta di nuovi mondi, Cristo è diventato un fenomeno provinciale. Un fenomeno che, come ha stabilito solennemente il Concilio, va ridimensionato.

Per Lei i beatnik, i « capelloni », sono dei pidocchiosi da spedire dal tosacani, e le loro partner con le sottane corte coprenti, a malapena, l'inguine, sono per Lei delle sgualdrinelle da sottoporre d'urgenza alla Wasserman. Invece a Roma, per questi pidocchiosi e queste sgualdrinelle, la Superiore Autorità Ecclesiastica ha organizzato una Messa speciale, una Messa beat suonata e urlata da tre complessi di pidocchiosi.

Lei è rimasto all'altro secolo, reverendo. Oggi la Chiesa si adegua ai tempi, si meccanizza. E, a Ferrara, nella Chiesa di S. Carlo, sulla « Tavola calda » è in funzione la macchinetta distributrice di Ostie. All'Offertorio, il fedele che intende comunicarsi, depone la sua offerta in un piatto vicino alla macchinetta, preme un pulsante e, annunciata da un festoso trillo di campanello, un'Ostia cade nel Calice.

E, creda, non è improbabile che, nei Laboratori sperimentali Vaticani, si stiano studiando macchinette più complete, le quali, introdotta una moneta e schiacciato un pulsante da parte del comunicando, caccino fuori una piccola pinza che porge l'Ostia consacrata elettronicamente, alle labbra del fedele.

Don Camillo: Lei, lo scorso anno, mi ha rimproverato perché in una delle scenette di casa Bianchi, ho raccontato che il giovane prete d'assalto don Giacomo confessava per telefono i fedeli, e, invece di andare a benedire le case, inviava alle famiglie boccettine di « Acqua Santa spray ». Lei mi ha detto che, su queste cose, non si scherza!

Ebbene, ci stiamo arrivando per iniziativa della Superiore Autorità Ecclesiastica. E non è lontano il tempo in cui, dopo la confessione per telefono, il comunicando riceverà in busta raccomandata l'Ostia Consacrata che egli potrà consumare comodamente a casa servendosi, per non toccarla con le dita impure, di una apposita pinza consacrata fornita dal « reparto meccanizzazione » della Parrocchia. Non escludo che, per arrotondare le magre entrate della parrocchia, il parroco possa far stampare sulla Particola qualche vignetta pubblicitaria.

Don Camillo: io lo so che, adesso, Peppone La sta sfottendo tremendamente. Però ha ragione lui.

Certo che, ora, Peppone La sfotte! So che Le ha ordinato di togliere dalla canonica il provocatorio ritratto di Pio XII « Papa fascista e nemico del popolo », minacciando di denunciarLa al Vescovo. Peppone ha ragione: le posizioni si sono invertite e non è lontano il giorno in cui la Sezione Comunista Le ordinerà di spostare l'orario delle Funzioni sacre per non disturbare la « Festa dell'Unità » che si svolge nel sagrato. Don Camillo: se Lei non si aggiorna e non la pianta di chiamare « senza Dio » i comunisti e di descriverli come nemici della Religione e della libertà, la Federazione Comunista Provinciale La sospenderà a divinis.

Io che La seguo attentamente da venti anni e Le sono affezionato, non vorrei vederLa finire in modo così triste.

So benissimo che molti suoi parrocchiani, e non solo i vecchi, sono con Lei, ma so pure che Lei se ne andrebbe in silenzio, nascostamente, per evitare ogni incidente o discussione che potessero portare tormento al Suo gregge. Lei, infatti, ha il sacro terrore d'una divisione fra i cattolici. Ma, purtroppo, questa divisione esiste già.

So che Lei inorridirà, ma lo dico ugualmente. Pensi, reverendo, quale cosa meravigliosa sarebbe stata e quale nuova forza ne avrebbe ritratto la Chiesa se, alla morte del « Parroco del Mondo » (che per la sua bontà e ingenuità tanti vantaggi ha dato ai senza Dio) il Conclave avesse avuto il coraggio di eleggere, come nuovo Papa il Cardinale Mindszenty!

Oltre al resto, questo sarebbe stato l'unico modo giusto, coraggioso e virile per liberarlo dalla sua prigionia: infatti, diventato Mindszenty Capo dello Stato indipendente del Vaticano, i comunisti ungheresi avrebbero dovuto lasciargli la possibilità di raggiungere la sua Sede. Con Mindszenty Papa, il Concilio avrebbe funzionato ben diversamente, la Chiesa del Silenzio avrebbe acquistato una voce tonante. E Gromyko non sarebbe stato ricevuto in Vaticano e non avrebbe potuto alimentare e consolidare l'equivoco che, creato ingenuamente, a confusione delle già confuse menti dei cattolici da Papa Giovanni, fruttò il guadagno di un milione e duecentomila voti ai comunisti e che forse darà ad essi la vittoria nelle prossime elezioni politiche. Quando i parroci potranno spiegare alle rimbambite femmine cattoliche che è peccato mortale solo se si vota per i liberali e i missini, sarà una festa per i comunisti!

Don Camillo, non m'importa se Lei urlerà inorridito, ma io debbo dirLe che, non solo per me, ma per molti altri cattolici « sovversivi », il Papa al quale guardiamo come al luminoso faro della Cristianità non si chiama Paolo ma Giuseppe. Josef Mindszenty, il Papa dei cattolici che provano disgusto davanti alle macchinette distributrici di Ostie, alla « Tavola calda » che ha distrutto gli altari e cacciato via il Cristo, alle « Messe yé-yé » e ai patteggiamenti con gli scomunicati senza-Dio.

Un'altra delle profezie di Nostradamus si è avverata. I cavalli cosacchi si sono abbeverati alle acquasantiere di S. Pietro. Anche se si trattava dei Cavalli-vapore (HP) della limousine di Gromyko. E senza escludere che mons. Loris Capovilla, per rendere omaggio al Gradito Ospite, abbia fatto il pieno al radiatore della macchina di Gromyko con Acqua Santa.

Don Camillo, se ho bestemmiato, me ne pento. Per penitenza ascolterò sei volte il Pater Noster cantato da Claudio Villa.

Ma non si preoccupi: la diplomazia vaticana lavora e, minacciando di sospenderlo a divinis, riuscirà a spegnere l'ultima fulgente fiamma di cristianità, costringendo Mindszenty a venire a fare il bibliotecario a Roma. O, magari, no. Se Dio ci assiste.

 

Giovannino Guareschi

Maggio 1966




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4 gennaio 2007

La scomparsa di don Franco Quoex

Lo scorso 2 Gennaio e' mancato don Franco Quoex. Ne da' notizia il sito di Una Vox (http://www.unavox.it/NovitaGenn07.Qoex.htm), riportando il comunicato dell'associazione "Milizia del Tempio". 

Duole constatare che le esequie di un dottissimo esperto di Liturgia verranno solennemente celebrate in un giorno vietato dalle rubriche, l'Epifania di Nostro Signore.

Invitiamo i lettori del blog a far celebrare Sante Messe di suffragio per il riposo dell'anima del compianto don Franco.






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5 dicembre 2006

Alcune precisazioni sulla Visita Apostolica in Turchia & alia

Vorrei condividere con voi alcune notizie su cui al momento la stampa pare voler dar corso alla ben nota manipolazione:

- come per la visita ad una moschea da parte di Giovanni Paolo II, e' stato presentato a Benedetto XVI il libro del Corano, ma il Papa non lo ha baciato;

- quando il Gran Mufti' ha invitato il Papa a pregare, egli ha preso tra le mani la Croce pettorale ed ha recitato sottovoce una preghiera. Se si pensa che in carti paesi islamici e' addirittura vietato portare una Croce e che la compagnia aerea Swiss Air deve coprire la bandiera svizzera prima di arrivare in un aeroporto di uno stato islamico (per il solo fatto che ha la croce anch'essa), non e' da poco vedere la Croce di Cristo entrare in una moschea.

Vi pare che la stampa abbia evidenziato questi fatti?

Ancora: si apprende con viva soddisfazione che il Papa ha ordinato alle Conferenze Episcopali di rendere nelle traduzioni in lingua vernacolare il testo latino "pro multis" della Consacrazione, che trent'anni fa fu tradotto arbitrariamente "per tutti", "for all", "pour tous" ecc.  Chissa' come reagiranno i modernisti...




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20 novembre 2006

Gli eredi di Bugnini continuano a nuocere alla Chiesa

Si apprende da fonte vaticana che nelle scorse settimane si sono svolte delle cene che hanno visto come convitati i Presuli francesi contrari alla liberalizzazione della Messa romana.
Queste sinassi vespertine, imbandite dal Maestro con sapiente tempismo, sono state l'occasione per coordinare l'attivita' dei modernisti contro la persona del Papa, scegliendo argomentazioni, studiando tattiche, decidendo il momento in cui intervenire sui media e soprattutto concordando l'attimo in cui il Pontefice sarebbe stato piu' vulnerabile agli attacchi esterni.
Ora il Maestro si e' allargato all'episcopato tedesco, ripetendo la medesima strategia in modo da far sembrare che la voce corale della Chiesa sia contraria alla liberalizzazione della Messa cattolica.
Attendiamo qualche intervista pubblicata dai giornali alleati - massoni o modernisti poco cambia - in cui affiancare le geremiadi dei poveri Vescovi a qualche nuovo attacco a Benedetto XVI: satira sacrilega, imitazioni velenose, giudizi temerari dell'ex portavoce wojtiliano in pensione.
L'attivita' frenetica del Maestro, gia' manutengolo di Bugnini nella Commissione che ha devastato la Liturgia romana sotto Paolo VI, continua senza posa, nella certezza che per il momento egli rimarra' al suo posto, in difetto di un successore; il candidato alla successione, mons. Camaldo, e' stato casualmente indagato proprio nel momento in cui piu' prossima sembrava la sua nomina, sulla base di intercettazioni in cui i magistrati fraintendono riferimenti pseudomassonici ad una loggia vaticana con l'espressione terza loggia, che designa invece la Segreteria di Stato, che ha sede appunto nella terza loggia del Palazzo Apostolico. Al di la' del merito dell'inchiesta, non stupiscono certe sincronie, in cui si scorge un abile suggeritore: abile anche nel diffondere su Dagospia pettegolezzi ed impietose allusioni alla moralita' di mons. Camaldo, salvo sorvolare su quella di altri protagonisti della vicenda. Tutti reprobi, i buoni Prelati tradizionalisti: e tutti curiosamente immacolati gli zelatori della causa progressista.
Davanti a questo dispiegamento di forze contro la Chiesa ed il Pontefice - che pare avere l'unico torto di esser troppo suggestionabile dal collegialismo ond'egli e' imbevuto sin dalla seconda Sinodo Vaticana - occorre svelare i maneggi del Maestro e dei suoi adepti, prima che qualche mano - dopo aver soppresso la figura dell'assaggiatore del vino per la Messa dal cerimoniale papale - non ne approfitti per infondere nel calice, con gusto rinascimentale, strane pozioni.




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14 novembre 2006

ET PORTAE PARADISI NON PRAEVALEBUNT ADVERSUS EAM...

Quando ho aperto questo blog ero animato dalla piu' sincera speranza che la fine del pontificato di Giovanni Paolo II e l'ascesa al soglio pontificio di Benedetto XVI potesse finalmente porre fine allo strapotere dei modernisti. Le notizie che giungevano dalla Curia romana parevano confermarmi nella mia persuasione che quasi trent'anni di dittatura dei wojtiliani non avrebbero impedito al nuovo Papa di riportare la navicella di Pietro sulla rotta dell'ortodossia e della disciplina.

Ahime' devo ricredermi. E mi permetto di parafrasare le parole della Sacra Scrittura per chiedermi se oggi le forze del bene non abbiano ad infrangersi contro gli scogli del modernismo, dell'ecumenismo, dell'apostasia, quasi vi fosse una promessa infernale, secondo cui "portae paradisi non praevalebunt adversus synagogam Satanae".

Sono davvero stanco. Stanco di sperare che il Pontefice voglia prendere atto del fallimento del detestabile Conciliabolo Vaticano II; dei danni causati dall'orribile riforma liturgica di Bugnini e dei suoi eredi; del laicismo blasfemo che nega a Cristo la Sua divina regalita' sulla societa'; del collegialismo che spodesta il Papa per spodestare Colui di cui egli e' Vicario; del diritto dei cattolici di esser guidati da Pastori di sicura fede e di salda moralita', anziche' da effeminati immorali o da eretici; dello sfascio morale e disciplinare del clero, ribelle ed ignorante per scelta. Egli lamenta flebilmente gli effetti, senza vederne le cause prossime e remote. Deplora timidamente gli abusi, senza avvalersi della Autorita' Apostolica che gli da' potere immediato sui propri sudditi, specialmente ecclesiastici. Propone circostanziando, anziche' imporre autorevolmente comminando giuste pene ai trasgressori.

Diritti per tutti: diritti per chi celebra la Messa di Halloween con la maschera da cane e fa amministrare la Comunione da femmine vestite da diavoli; diritti per chi adotta il travestitismo come prassi di vita e lascia la talare o la veste prelatizia ad ammuffire nell'armadio; diritti per chi insegna dalle cattedre cattoliche vere e proprie eresie; per chi profana la santita' dell'Ordine Sacro e zela per la distruzione della Gerarchia; diritti per i frati che violentano suore, per i sacerdoti che ingravidano la propria perpetua e la costringono ad abortire, per quelli che non accorrono al letto del morente per amministrare il Viatico perche' si abbandonano in squallidi bordelli ai vizi piu' turpi, nell'omerta' pavida del proprio Vescovo.

Ma nessun diritto per chi veste l'abito talare, per chi celebra la Messa romana, per chi predica ed insegna la dottrina cattolica, per chi vive nella penitenza e nell'abnegazione. Nessun diritto per chi contesta l'errore e lo combatte. Nessun diritto per chi implora da decenni il ritorno del vero cattolicesimo sociale contro il populismo democraticista di matrice conciliare.

A questo punto, visti i numerosi impegni e lo scarsissimo appoggio ottenuto sinora (quasi solo critiche aspre e sterili, e pochissimi incoraggiamenti), ho deciso di interrompere l'aggiornamento del blog e di impiegare il mio tempo altrimenti. Lo sforzo profuso sinora finisce qui. e finisce anche l'aggiornamento dell'Archivum Liturgicum, visti i costi che esso comporta e la mancanza di qualsiasi sostegno da parte di tanti che pur si fregiano del nome vuoto ed altisonante di tradizionalisti.

Nunc dimittis servum tuum, Domine...




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26 ottobre 2006

Quando l'ignoranza arrogante sale in cattedra: un caso emblematico

Si legga l'articolo di un ostudente di liturgia pubblicato sul Gazzettino di qualche giorno fa alla pagina http://gazzettino.quinordest.it/VisualizzaArticolo.php3?Codice=3110799&Luogo=Main&Pagina=11 .
Appena ho due minuti mi permetterò di apporre qualche glossa... Intanto giudicate voi il livello - l'abisso - di ignoranza che dilaga negli atenei cattolici.




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5 ottobre 2006

Dichiarazioni sul Limbo attese per domani

Sono attese per domani, venerdì 6 Ottobre, i pronunziamenti della Commissione teologica istituita da Benedetto XVI con lo scopo di definire alcune questioni inerenti il Limbo. Indiscrezioni della stampa lascerebbero credere che esso verrebbe definitivamente cassato, dichiarandone la non esistenza.
Ora, pur senza entrare nel merito di una questione di cui per ora si ignorano i termini, ci pare che il clima di continua innovazione e ricerca della novità vigente in alcuni ambienti romani difficilmente possa accogliere da dottrina comunemente tenuta dalla Chiesa, secondo la quale per i fanciulli che muoiono prima dell'uso della ragione non vi è pericolo di pene infernali, tuttavia Dio, pur volendoli salvi con la volotà che i teologi chiamano antecedente, e pur moltiplicando le occasioni del Battesimo per farne dei beati innocenti, permette con la volotà conseguente che molti di essi siano esclusi dal cienlo senza colpe personali. Ad essi la giustizia di Dio non fa torto, perché otterranno la felicità naturale che è fine ultimo proporzionato alla natura dell'uomo; semplicemente permette che non giunga loro in sovrappiù la figliolanza e poi la visione divina, dono soprannaturale e quindi totalmente gratuito, che Egli vorrebbe dar loro, ma che ha disposto di comunicare secondo le vie ordinarie della santificazione. Abbiamo quindi motivo di temere che le correnti progressiste e moderniste possano portare ad una sostanziale alterazione della verità teologica, che neghi l'impossibilità della visione beatifica a chi muore col solo peccato originale.
La Chiesa insegna che non vi è un luogo intermedio tra la beatitudine del Paradiso e la dannazione dell'Inferno (a parte il Purgatorio, che però è un luogo temporaneo di espiazione della pena ed è in un certo senso l'anticamera del Paradiso). Si veda in tal senso la definizione dogmatica del Concilio fiorentino, Decretum pro Graecis, Denz. 1304: "Illorum autem animas, qui in actuali mortali peccato vel solo originali decedunt, mox in infernum descendere, poenis tamen disparibus puniendas".
Ci chiediamo quindi se il documento che verrà pubblicato domani si limiterà a definire la sentenza comune secondo la quale il cosiddetto Limbo è limitato ai fanciulli ed a quanti ad essi possono essere assimilati (per capacità mentale, come i dementi), oppure se porterà altre novità.




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4 ottobre 2006

Una nuova perla del Maestro: funerali imposti d'autorità per "buon senso pastorale"

Alla preziosa corona delle peregrine innovazioni di questi mesi, va aggiunta l’ultima gemma del magistero mariniano, apparsa or non è guari sulle pagine di un quotidiano nazionale (cfr. Errore negare il funerale al divorziato, di Orazio La Rocca, pubblicato su la Repubblica, 3 Ottobre 2006, pag. 29).

 

Il Maestro è sceso dal suo empireo vaticano a tutelare i diritti dei reietti e degli oppressi contro i soprusi del Vescovo di Sulmona. Con sguardo benigno ed accondiscendente, egli ha accolto le suppliche che d’ogni più remota plaga si elevavano alla Sua Liturgica Maestà, per censurare la decisione di S.E. mons. Giuseppe Falco di negare la sepoltura ecclesiastica ad un divorziato concubinario.

 

Dopo aver premesso un retorico «non giudico» e aver candidamente ammesso «non conosco la vicenda», incurante di interferire in un atto della potestà giurisdizionale di un Vescovo diocesano perfettamente conforme al diritto canonico (cfr. can. 1184 CJC), il novello paladino dei pubblici peccatori non esita a far strame delle Leggi ecclesiastiche e promulga in forma di motu proprio una nuova dottrina, secondo la quale le esequie vanno celebrate sempre e comunque: «È semplice questione di buon senso pastorale. Del resto, se il funerale non viene negato ai suicidi, come si fa a negarlo a quei cristiani che al momento del trapasso sembra che non si siano pentiti dei peccati commessi?» Si rassegni quindi il Vescovo di Sulmona alla condanna – questa sì, innappellabile – con la quale il Maestro lo bolla come privo di buon senso pastorale. Si rassegnino anche coloro che si sono deliberatamente mostrati incoerenti con la professione cristiana, perché ciò non eviterà loro di essere sepolti con rito cattolico riformato e di beneficiare dei suffragi della Chiesa. Poco importa se con le loro azioni essi hanno dimostrato di non voler seguire Cristo e di disprezzare pubblicamente la Sua legge: dovranno assistere forzatamente ai propri funerali.

Non pago di avere più volte impunemente contraddetto il Papa e di trattare ora, un venerato confratello nell’Episcopato come un minus habens, Monsignore non esita a dar consigli all’Altissimo, indicandoGli come, quando e con chi essere misericordioso: «Chi può dire che Dio Padre, nella sua infinita benevolenza e potenza, non lo abbia già perdonato?» Ecco, monsignore: chi può dirlo? Lei, forse? «Per questo dico che quel funerale lo avrei celebrato ugualmente». E chi d’altronde ha mai detto che un pubblico peccatore, per il semplice fatto di essere privato delle esequie, è inesorabilmente condannato al fuoco eterno? Per chi sono i funerali? per il defunto o per i parenti, cui ammannire i soliti triti argomenti del più vieto buonismo ecumenico, secondo cui son tutti salvi a dispetto dei Novissimi?

 

L’unico cruccio per i suicidi, i concubinari, i massoni, i comunisti, gli eretici e gli scismatici è che queste esequie imposte d’autorità possano essere celebrate da mons. Marini e dai suoi accoliti, magari indossando quei paramenti multicolori della marca trevigiana che gli sono tanto cari e facendosi accompagnare dai ritmi pagani di danzatrici tribali en déshabillé.




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30 settembre 2006

Manuale pratico di Liturgia romana

Ecco una prima indicazione dell'indice del Manuale pratico di Liturgia Romana.
Eventuali suggerimenti su argomenti ulteriori possono essere indicati in questo blog.
Grazie.

Proemio

 

Il rito romano

Le liturgia romana e la liturgia riformata

 

Parte I

Introduzione

 

Liturgia e diritto liturgico

Le fonti del diritto liturgico

Norme

Legislatori

Documenti

L’anno liturgico

Calcolo delle date e del tempo

 

Parte II

Rubriche del Messale

 

Nozioni generali

Messe conformi all’Ufficio

Messa conventuale

Messa parrocchiale

Messe festive in senso lato

Messe votive

Messe dei defunti

Elementi della Messa

Accessori della Messa

 

Parte III

Apparato liturgico

 

Luoghi di culto

Altare

Suppellettile

Elementi materiali

Pulizia della chiesa

Musica sacra

 

Parte IV

Cerimonie in generale

 

Nozioni generali

Genuflessioni

Inchini

Baci

Incensazione

Segno della croce

Altre azioni

Precedenza

Clero e Ceriferi

 

Parte V

Cerimonie della Messa

 

Messa letta

Messa cantata

Messa solenne

 

Parte VI

Sacramenti e Sacramentali

 

Battesimo

Matrimonio

Confessione

Eucarestia

Estrema Unzione

Esequie

Matrimonio

Benedizioni

Oggetti del culto

Processioni

 

Parte VII

Funzioni straordinarie

 

Natale, Capodanno, Epifania

Funzione delle candele

Ceneri

Domenica delle Palme

Giovedì santo

Venerdì santo

Sabato santo

Pasqua

Litanie maggiori e minori

Altre prescrizioni




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25 settembre 2006

Rito e modo di celebrare la Santa Messa romana


Il presidente dell'Archivum Liturgicum Sacrosanctae Romanae Ecclesiae, Pietro Siffi, pubblicherà a breve un manuale pratico sul modo di celebrare la Santa Messa tridentina, così da facilitare i sacerdoti che desiderano avvicinarsi al Rito Romano e far loro conoscere i principi generali che presiedono alla Liturgia del 1962, le Rubriche specifiche della Messa ed altre indicazioni utili alla celebrazione della Messa letta, cantata e solenne. Una sezione sarà dedicata anche alla celebrazione dei Vespri e di altre funzioni ordinarie.

Questo manuale terrà presente l'attuale contesto liturgico e la formazione moderna degli ecclesiastici, consentendo loro di cogliere le differenze tra il modo di celebrare il rito postconciliare e quello tridentino. Sarà uno strumento utile non solo ai sacerdoti ed ai seminaristi, ma anche ai laici ed alle associazioni legate alla liturgia romana.

Si prevede la pubblicazione dell'opera tra la fine dell'anno e l'inizio del 2007.




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25 settembre 2006

Imminente la liberalizzazione del Rito Romano

Come era stato anticipato già mesi fa dall'Archivum Liturgicum, tra poche settimane il Santo Padre promulgherà il documento di liberalizzazione della Liturgia Romana. Sono numerose le voci informate che confermano per Novembre la data di pubblicazione del decreto. A quanto è dato sapere, il contenuto del documento riguarderebbe la totale liberalizzazione del Rito tridentino - secondo le Rubriche del 1962 - affiancandolo al rito riformato; la nuova liturgia verrebbe definita "rito ordinario" mentre quella tradizionale "rito straordinario", senza alcuna limitazione alla celebrazione da parte di qualsiasi sacerdote cattolico. Pare che nel decreto, già firmato dal Santo Padre all'inizio di Settembre, vi sia l'auspicio che le chiese principali celebrino almeno una Messa tridentina domenicale.
Se quanto si dice nella Curia Romana troverà riscontro - ed i Presuli consultati lo lasciano ampiamente presumere - questa liberalizzazione rappresenterà uno degli atti più importanti del Pontificato di Benedetto XVI, cui non potranno non accompagnarsi altre analoghe decisioni in materia di Liturgia e - a Dio piacendo - di celebrazioni papali: intelligenti pauca.
Invitiamo tutti i lettori del blog a dedicare la recita del Rosario e a far celebrare delle Sante Messe secondo quest'intenzione.
Dio salvi il Papa.




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15 giugno 2006

Il "Corpus Domini" romano

Che delusione! Il secondo Corpus Domini di Benedetto XVI ha segnato un altra rivincita dei riformati, proponendoci uno stridente mélange tra le melense polifonie di Frisina e un canto gregoriano cantato a secco, come all'Ufficio delle Tenebre. L'altare è spoglio, con due candelieri posati a terra su un lato. Il rito, ça va sans dire, in italiano, squallido quanto può esserlo la liturgia in volgare. Sorvoliamo sul contenuto dell'omelia, non foss'altro che per deferenza verso la Santità di Nostro Signore, salvo osservare con sconcerto il riferimento alla preghiera talmudica del cosiddetto offertorio del Novus Ordo: un riferimento che lascia comprendere il perchè di tanti ritardi nella promulgazione del famoso documento sul rito tridentino, e che frustra non poco le speranze di quanti credevano ormai tramontato l'infaustissimo astro mariniano, che pare risorgere vieppiù splendente e che reca con sé una nefasta corte in cui brillano i sarti ecclesiastici della marca trevigiana, con i loro paramenti di tappezzeria da grand hotel. La processione dal Laterano alla Basilica Liberiana, accompagnata da canti démodé degli anni Settanta - Resta con noi Signore la sera ed altre perle prese a prestito dagli innari luterani - miagolati da voci stridule, senza un coro degno di tal nome, senza virilità, senza spina dorsale. Voci da converse ottuagenarie che appoggiano le note come le vecchiette delle pievi di campagna, sostenute da un organetto elettrico che segue la melodia con incertezza. Il carro del Santissimo ricorda un baracchino di bibite del litorale romano, con i fari accesi e le lampadine. Per non parlare dei commenti che colano melassa conciliare, recitati con voce artefatta, in cui il colluttorio ideologico del Vaticano II e del più vieto spirito modernista sbrodola retorica sui pochi fedeli distratti e sui molti ecclesiastici scomposti ed annoiati. Sono riusciti a rendere fastidioso anche il canto del Tantum ergo, seguito da un Oremus incomprensibile, inventato a tavolino: tutto pur di non recitare il Deus, qui nobis sub Sacramento del rito antico. Dopo oltre un anno dall'ascesa al Soglio di Pietro, urgono decisioni ferme, occorrono segni inequivocabili di un cambio di rotta. Altrimenti si lascino Marini e i suoi sodali al loro posto e ci si lasci almeno la libertà di dissentire, di criticare, di rivolgerci altrove, di andarcene.




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30 maggio 2006

Lettera a don Gianluigi

Reverendo don Gianluigi,

se un fedele ha diritto a richiedere il rito romano, in virtù della sua appartenenza alla Chiesa, per quale ragione un sacerdote non potrebbe farne richiesta? Non è forse egli membro della Chiesa a pari se non maggior titolo di un semplice laico?

Insisto: contatti l'Istituto di Cristo Re, al quale si rivolgono molti sacerdoti diocesani, ricevendone supporto morale e giuridico. Il loro recapito telefonico è 055.8309622.

E mi permetta di ribadire un concetto non irrilevante - a mio giudizio - in questo frangente: l'ossequio ai Sacri Pastori e l'obbedienza a Santa Romana Chiesa trovano la propria radice nel vincolo della Verità, senza la quale non vi può essere alcuna Carità: l'adozione supina di un rito riformato sulla falsariga di quello luterano in nome di una malcompresa obbedienza si è rivelato in questi decenni pregiudizievole per la salute delle anime - quante defezioni, quante apostasie, quanti mali alla società! - e come ben sa la salus animarum viene prima di qualsiasi legge ecclesiastica. Questo non vuol dire che Ella debba ribellarsi per orgoglio, ma piuttosto che il Suo ministero sacerdotale non può accettare compromessi in nome di un quietovivere e di meri rispetti umani. Perdoni queste parole forti, ma in un mondo che rinnega Dio e lo combatte con tutte le armi, è scandaloso che i ministri di Dio rinuncino alla battaglia privando la Chiesa della più temibile arma di cui dispone: la Santa Messa (quella vera, non le invenzioni del massone Bugnini e dei suoi eredi).

E a quanti dei Suoi superiori e confratelli obbiettano che il rito è una questione di scarsa importanza e di semplice formalismo, mi permetta di suggerirLe di rispondere: "Se il rito è così poco importante, perché non mi lasciate celebrare in pace la Messa tridentina?"

Il problema è che il rito romano racchiude delle verità oggi messe in discussione, che contraddicono apertamente quanto vanno affermando i modernisti dalle cattedre più alte: pensi all'inno della festa di Cristo Re e a come esso è stato censurato nella liturgia riformata, per la quale Nostro Signore pare non aver più diritto di regnare sui singoli, sulla società civile e sulle nazioni, in nome di un "dialogo" e di un laicismo che fanno strame del sacrificio di Cristo (e dei Suoi santi Martiri) e mette tutte le false religioni sullo stesso piano dell'unica vera, e che pone lo stato al di sopra di Dio, consentendo ai governanti di non riconoscere e onorare pubblicamente Dio. Qui non si parla di manipoli, cotte col pizzo o canti in latino: qui si parla di dogmi, che la Messa tridentina afferma e custodisce, mentre la liturgia riformata li tace per negarli. Davanti a queste adominazioni un sacerdote cattolico non può credere di essere autorizzato a tacere per obbedienza, perché verrebbe meno ai suoi doveri di stato e rinnegherebbe il proprio sacerdozio. E se il Signore Le ha dato la grazia di comprendere il valore della Messa romana, di sicuro Le darà anche la forza e la Grazia per poterla celebrare, con o senza il permesso di chi porta una mitria in capo solo per confermare il proprio gregge nella Fede, e non per far comunella con gli adoratori degli idoli e con chi ha messo a morte il nostro Salvatore.

Con osservanza,
Baronius




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30 maggio 2006

Novissimae vociferationes

Si vocifera dai Sacri Palazzi che a breve verrà nominato Maestro delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice il comasco mons. Enrico Viganò (attualmente Cerimoniere Pontificio) al posto di mons. Piero Marini, e che quest'ultimo venga designato alla Fabbrica di San Pietro.

Monsignor Enrico Viganò, del Clero della Diocesi di Como, è nato a Milano l'11 giugno 1944. Il 29 giugno 1968 è stato ordinato Sacerdote nel Duomo di Como. Oltre a ricoprire l'incarico di Cerimoniere Pontificio, Mons. Viganò è attualmente Coadiutore della Patriarcale Basilica di San Pietro in Vaticano e Aiutante di Studio presso l'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.




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18 aprile 2006

La lettera significativa di una tradizionalista italiana

Cari amici,
ecco una lettera che e' giunta alla redazione del blog e che voglio condividere con voi: essa e' indice di un grande e diffuso malessere a livello parrocchiale, ma mi lascia anche sperare che l'immediato futuro possa portare grandi frutti e trovi ampio apprezzamento da quella "base" della Chiesa che a torto viene considerata - dai progressisti in primo luogo - come alibi per ardite innovazioni. Ancora una volta abbiamo la dimostrazione che il "sensus Ecclesiae" radicato nei fedeli non e' scomparso e che vi sono tante anime assetate di quel Bello che e' espressione del Vero e del Bene di cui e' depositaria e custode Santa Madre Chiesa.


Sono alquanto sconsolata. Nelle parrocchie si incontrano ancora buoni sacerdoti, per lo più ultrottuagenari, messi in pensione e sottoposti a parroci molto più giovani. Gli ottuagenari, se presi in disparte e una volta manifestato il proprio disagio verso una vita liturgica povera e banale, sospirano e danno ragione. I parroci, sia giovani che di mezza età, come sentono parlare di Messa Tridentina vengono presi dalle convulsioni. Si continua a sopportare, si cerca di pregare che la situazione cambi in fretta nella speranza di poter dar qualcosa di solido a questi bambini e ragazzi che, quando anche vadano in chiesa (e non sono molti quelli che ci vanno), ne escono con un senso di vuoto spirituale. Nelle parrocchie spesso si pensa troppo spesso a far politica e avrete capito anche a favore di chi, ma i discorsi importanti, quelli riguardo alla salvezza dell'anima sono costretti a lasciare il passo a melensi inviti all'amore. Dio è amore, certo, ma a dirlo in certi modi si rischia di lasciar intendere che basta volersi bene, mettersi un po' più d'accordo, accogliere senza remore gli extracomunitari e bell'e finito. Le omelie, quando vorrebbero essere commenti al Vagnelo, non citano mai, neppure per sbaglio, il pensiero dei Padri della Chiesa, ma si dilungano in favolette (l'ultima che ho sentito era di Rodari, alla Veglia Pasquale), analisi del comportamento umano (noi tutti siamo Giuda, siamo Pilato, siamo ladroni ecc.). Oltre al fatto che la gente non ascolta più dopo l'ennesimo atto di accusa per il proprio presunto perbenismo (magari si fosse un po' perbene) e non credo sia pastoralmente una carta vincente quella di accusare sempre, il predicozzo lascia il tempo che trova.
Il latino è sparito dalle parrocchie e le pochissime volte che lo si utilizza, come l'Exsultet di Pasqua, ci si scusa col pubblico (trattasi spesso meramente di pubblico) dell'aver usato questa lingua. Mai nessuno loda questa lingua, invita a conoscerla, a gustarla. Si cerca di tradurre tutto, in modo che il cibo ai fedeli arrivi già masticato. Così non ne sentiranno neppure il gusto! Andare controcorrente è impresa pressochè impossibile, perchè si è automaticamente fuori da tutto. Le Messe col rito tridentino sono, quando va bene, una per regione e se si partecipa, con grandi sacrifici, a quelle, ci si trova completamente fuori da tutto, soprattutto se si hanno bambini. Io il mio l'ho portato diverse volte alla Messa di San Pio V, ma ora ha dovuto iniziare il catechiso e frequentare la parrocchia. Come posso portarlo a Messa a quaranta chilometri di distanza? D'altra parte vorrei che conoscesse la Tradizione (che neppure io conosco molto, essendo nata nel post-concilio). Come fare?
Una madre cattolica.




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